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  • by dante ruscello
  • 7 Giugno 2021

    Il carcinoma prostatico è il primo tumore per incidenza nel maschio. Il responso finale sulla presenza o meno di un carcinoma prostatico è affidato alla biopsia prostatica.

    La Biopsia Prostatica Fusion consente di eseguire prelievi bioptici a carico della ghiandola seguendo le indicazioni fornite dalla Risonanza Magnetica Multiparametrica della stessa precedentemente eseguita.

    Con la Biopsia Prostatica Fusion si è in grado di sommare le immagini ottenute con la Risonanza Magnetica Multiparametrica con quelle dell’Ecografia, per poter eseguire prelievi mirati nelle zone sospette per processi tumorali.

    Questo procedimento comporta i seguenti benefici rispetto alla Biopsia Prostatica Tradizionale:
    minor numero di prelievi biotici con riduzione delle complicanze correlate all’esame bioptico della prostata (ematuria, infezioni delle vie urinarie, proctorragia);
    maggiore sensibilità nella diagnosi di tumori più aggressivi;
    necessità di dover eseguire meno biopsie nel corso del tempo;
    migliore valutazione nella gestione chirurgica del paziente affetto da neoplasia prostatica.

    In questa intervista è lo stesso Dott. Giuseppe Dalena, Urologo presso il Centro Morrone, a spiegare nel dettaglio questa tipologia di esame da lui stesso eseguita.