La prevenzione delle malattie della Tiroide

La prevenzione delle malattie della Tiroide

Le malattie della tiroide colpiscono circa 6 milioni di persone in Italia. Sono di frequente riscontro nella popolazione generale, con una forte predilezione per il genere femminile, e possono colpire tutte le età compresa l’età fetale e neonatale.

La tiroide è la ghiandola endocrina preposta alla sintesi e alla secrezione degli ormoni tiroidei, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3), che hanno nello iodio un elemento strutturale essenziale. Gli ormoni tiroidei svolgono un ruolo centrale nello sviluppo nervoso e scheletrico del feto e del bambino. Nell’adulto hanno importanti effetti sulla regolazione del metabolismo basale, sull’apparato cardiovascolare, sul metabolismo lipidico e glicidico, e sul metabolismo osseo.

Le malattie della tiroide

La causa più frequente di patologia tiroidea nella popolazione mondiale è la carenza alimentare di iodio che si manifesta con un aumento di volume della tiroide con o senza formazione di noduli, il cosidetto “gozzo”. La più efficace forma di prevenzione è la iodoprofilassi, facilmente attuabile mediante l’uso di sale fortificato con iodio, ovunque ampiamente disponibile.

Nelle aree dove la popolazione ha un adeguato apporto alimentare di iodio, un fattore che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo delle malattie della tiroide è l’autoimmunità, che può dare origine ad ipotiroidismo (tiroidite di Hashimoto) o ipertiroidismo (morbo di Basedow). L’ipotiroidismo può essere riscontrato nell’8-10% della popolazione, mentre l’ipertiroidismo clinicamente manifesto colpisce invece il 2-3% della popolazione generale, ma la prevalenza delle forme più lievi raggiunge il 5-6%, specie nelle fasce di età più avanzate.

Con il diffondersi dell’ecografia tiroidea, è molto frequente il riscontro “incidentale” di un “nodulo” tiroideo senza alterazioni funzionali, di dimensioni anche molto piccole (inferiori al centimetro), con una frequenza che aumenta progressivamente con l’età e che pone il problema di una possibile presenza di tumore della tiroide. Nella maggior parte dei noduli inferiori al centimetro sono sufficienti controlli ecografici annuali; se il nodulo è di dimensioni superiori al centimetro o laddove anche un nodulo più piccolo presenti caratteristiche ecografiche “sospette”, deve, invece, essere sottoposto ad agoaspirato eco-guidato per effettuare l’esame citologico. L’eventualità che un nodulo tiroideo sia un tumore maligno della tiroide è piuttosto bassa (1-5%). Tuttavia, dato che i tumori maligni tiroidei hanno in generale una buona prognosi, soprattutto se la diagnosi è precoce, vale sempre la pena intraprendere tale percorso diagnostico.

L’ipotiroidismo raramente può essere “congenito”, dovuto alla agenesia della tiroide. Più spesso é acquisito in seguito ad asportazione chirurgica della ghiandola a causa di patologie varie. La forma più frequente, però, è quella autoimmune dovuta, cioè, alla produzione di autoanticorpi che determinano un’infiammazione cronica della ghiandola (tiroidite di Hashimoto) e che, a lungo/medio termine, determinano un cattivo funzionamento della ghiandola.

Tutte le età possono essere colpite, in particolare in età peri o post-menopausale.

Un’altra forma di tiroidite è quella post-partum. Si presenta nel 5-9 % delle donne subito dopo aver partorito ed è di solito una condizione di ipotiroidismo transitorio.

I sintomi principali sono l’aumento del peso, il rallentamento del battito cardiaco, la stanchezza, il bisogno di dormire, l’intolleranza al freddo, la stipsi e la depressione del tono dell’umore. Spesso è presente una ipercolesterolemia ed una anemia. La diagnosi è semplice, clinico-laboratoristica e la terapia sostitutiva con tiroxina sintetica estremamente efficace. Particolare attenzione va posta nelle donne con ipotiroidismo in gravidanza per l’alto rischio di difetti di sviluppo intellettivo del neonato, oltre che per alcune forme di cardiopatie congenite e per aumento del tasso di abortività. Inoltre un ipotiroidismo in gravidanza pone anche ad elevato rischio la stessa donna.

Nell’ipertiroidismo si manifesta una iperfunzionamento della tiroide. La forma più frequente, è il cosiddetto “Morbo di Basedow”, una malattia autoimmune causata dalla produzione di “autoanticorpi” diretti contro il recettore del TSH che viene attivato con conseguente iperproduzione di ormoni tiroidei. Si manifesta con dimagrimento, insonnia, ansia, tachicardia e ipertensione sistolica, eccesso di sudorazione e intolleranza al caldo. Possono coesistere, poi, sintomi oculari comuni alle altre forme di ipertiroidismo, come la retrazione della palpebra superiore che conferisce un aspetto ad “occhio sbarrato”, ma anche sintomi oculari esclusivi, come l’esoftalmo, cioè la protrusione dei globi oculari. Anche in tal caso la diagnosi è clinico laboratoristica. Utile, inoltre, sempre l’esecuzione di una ecografia al fine di escludere forme legate a noduli autonomi.
La terapia è in prima istanza farmacologica: con i farmaci, infatti, si ottiene la remissione della malattia nel 50% dei casi. Nei restanti casi, sono necessari metodi terapeutici alternativi, come la chirurgia o la radioiodioterapia, che determinano un’ablazione della ghiandola.

Importanza della Prevenzione

Visto il variegato mondo di malattie della tiroide, appare utile sottolineare che anche per esse è importante un atteggiamento preventivo.

  1. Se avete alle spalle una storia familiare di problemi alla tiroide
  2. Se siete donne in età fertile, donne che stanno programmando una gravidanza o che sono già in gravidanza o nella delicata fase del “post-partum”
  3. Se non avete mai eseguito un controllo tiroideo
  4. Se avete una serie di sintomi come dolori muscolari, alcune manifestazioni cutaneee, caduta dei capelli, disturbi dell’alvo, ipercolesterolemia, cambiamento improvviso di peso, alterazioni delle mestruazioni e della fertilità, affaticamento, sonnolenza, sensazione di caldo o freddo, manifestazioni di ansia o depressione 

    è importante sottoporsi ad un controllo (dosaggio del TSH con analisi del sangue e consulenza endocrinologica con eventuale ecografia tiroidea), in modo da poter agire in termini di prevenzione.